Quando acquistiamo una confezione di tè al supermercato, tendiamo a dare per scontato che il numero di filtri corrisponda a standard consolidati. Eppure, negli ultimi tempi si sta diffondendo una pratica che merita particolare attenzione: confezioni dall’aspetto generoso che celano una quantità effettiva di prodotto ben al di sotto delle aspettative. Non si tratta di un dettaglio trascurabile, soprattutto per chi acquista pensando alle esigenze di un intero nucleo familiare.
Il problema delle quantità non dichiarate in modo trasparente
La questione riguarda principalmente la difficoltà nell’individuare immediatamente il numero esatto di filtri contenuti nella scatola. Mentre la normativa impone l’indicazione del peso netto, quest’ultimo risulta poco significativo per un prodotto come il tè, dove ciò che conta davvero è quante tazze potremo preparare. Un consumatore che acquista abitualmente tè per quattro o cinque persone potrebbe trovarsi con una scorta esaurita in tempi molto più rapidi del previsto.
Alcuni produttori posizionano l’informazione sul numero di filtri in caratteri minuscoli, in zone poco visibili della confezione o utilizzano formulazioni ambigue. Il risultato? Una percezione distorta del rapporto qualità-prezzo che emerge soltanto una volta giunti a casa e aperta la scatola.
Quanto dovrebbe contenere realmente una confezione standard
Tradizionalmente, le confezioni di tè destinate al consumo familiare contenevano quantità che si aggiravano tra i 20 e i 25 filtri per le referenze base, fino a 50 o più filtri per le confezioni formato risparmio. Questi standard di categoria si sono consolidati nel tempo, creando aspettative precise nei consumatori.
Oggi assistiamo invece a una frammentazione dell’offerta, con confezioni che propongono 15 filtri presentati come confezione standard, 18 filtri in scatole dalle dimensioni simili a quelle che ne contenevano 25, oppure formati famiglia ridotti a 30-35 filtri invece dei tradizionali 50. La riduzione non sarebbe problematica se comunicata con chiarezza, ma troppo spesso le dimensioni della scatola e il design del packaging restano invariati, generando un’aspettativa di contenuto che viene disattesa.
L’impatto economico sulle famiglie
Per comprendere la portata di questa tendenza, consideriamo una famiglia media di quattro persone in cui due membri consumano due tazze di tè al giorno. Parliamo di circa 120 filtri al mese. Se una confezione che sembrava contenere 25 filtri ne contiene in realtà solo 18, il fabbisogno mensile passa da cinque a sette confezioni, con un incremento della spesa del 40% a parità di prezzo unitario.
Il vero problema emerge quando questo scostamento non viene percepito al momento dell’acquisto. Il consumatore si ritrova a dover tornare al supermercato con maggiore frequenza, con conseguente aumento non solo della spesa diretta, ma anche del tempo dedicato agli acquisti e dei costi accessori come il carburante.

Come difendersi durante l’acquisto
La tutela parte dall’informazione e dalla consapevolezza. Prima di riporre la confezione nel carrello, cercate attivamente l’indicazione numerica dei filtri contenuti. Questa informazione deve essere presente per legge, anche se non sempre risulta immediatamente visibile. Controllate il retro, i lati e la base della confezione senza fretta.
Molti supermercati indicano il prezzo al chilogrammo, ma questa metrica risulta fuorviante per il tè. Calcolate mentalmente o con lo smartphone quanto pagate per ogni singolo filtro: solo così potrete effettuare confronti significativi tra prodotti diversi e valutare se una promozione rappresenta un reale risparmio. Una scatola grande non equivale necessariamente a contenuto abbondante, e i produttori sanno bene che le dimensioni influenzano la percezione di valore.
Cosa dice la normativa a tutela dei consumatori
La legislazione italiana ed europea impone la dichiarazione chiara e leggibile delle quantità nette, tipicamente in termini di peso netto. Tuttavia, per prodotti come il tè, la sola indicazione del peso in grammi non soddisfa pienamente il diritto all’informazione del consumatore, che ragiona in termini di utilizzo pratico.
Quando le quantità non corrispondono a quanto dichiarato o il packaging risulta ingannevole, il venditore è responsabile per i difetti di conformità. Il consumatore ha diritto a riparazione, sostituzione, riduzione del prezzo o risoluzione del contratto per difetti che si manifestano nei 2 anni successivi alla consegna. Le associazioni di categoria stanno sollecitando un’integrazione normativa che preveda l’obbligo di indicare in modo evidente il numero di porzioni contenute, non solo il peso complessivo.
Segnalare le irregolarità per tutelare tutti
Quando ritenete che una confezione presenti caratteristiche ingannevoli riguardo alla quantità, avete il diritto di segnalare la situazione. Le associazioni dei consumatori raccolgono queste segnalazioni e possono avviare azioni collettive. Anche una fotografia della confezione con evidenza delle informazioni ambigue può costituire documentazione utile per far valere i propri diritti.
La segnalazione non tutela solo voi, ma contribuisce a creare pressione affinché le pratiche commerciali diventino più trasparenti per tutti. Il mercato si regola anche attraverso la consapevolezza diffusa dei consumatori che decidono di non accettare passivamente situazioni poco chiare.
La prossima volta che vi trovate di fronte allo scaffale del tè, dedicate quei trenta secondi in più per verificare cosa state effettivamente acquistando. Quel piccolo gesto di attenzione può tradursi in un risparmio significativo nel corso dell’anno e, soprattutto, vi permette di effettuare scelte d’acquisto realmente consapevoli, basate su informazioni complete e non su percezioni indotte dal packaging.
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